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Ma una piattaforma come Facebook è sicuramente appetibile anche per le aziende che vedono nel social network un bacino d'utenti a basso costo, un luogo dove fare pubblicità e proporre prodotti a costi molto bassi. Sempre più spesso le aziende si indirizzano verso la piattaforma pubblicitaria di Facebook che, come è noto, permette di impostare un'inserzione e pagare qualche centesimo di Euro per ogni click ricevuto. Ma ne vale la pena? Il marketing insegna che la tecnica pubblicitaria più efficace è quella di indirizzare il messaggio ad un preciso target. E Facebook sembra strepitoso: è sufficiente creare un profilo pubblico, attivare una campagna pubblicitaria e la vostra pagina collezionerà, giorno per giorno, preziosi "fan" che in breve diverranno il vostro target. Per la viralità della piattaforma i fan porteranno altri fan e amplificheranno il vostro messaggio. Il tutto ad un costo molto basso. Tutto sembra fantastico: Facebook propone un modello di business, le aziende investono e la pubblicità funziona! E vista la possibilità di profilare anche il target geografico, Facebook sembra addirittura meglio di Google Adwords. Ma c'è un piccolo problema, non è tutto oro quello che luccica. Facebook, per contrastare lo sviluppo irrefrenabile di pagine che inneggiano alla violenza, alla pornografia e all'intolleranza, propone un intelligente sistema di segnalazioni. Un bottoncino, un click e parte una segnalazione. Non ti piace un utente, una pagina, un contenuto? Il bottoncino "Segnala" ti permette la denuncia. Il sistema sembrerebbe fantastico se non ci fosse un piccolo particolare: nessuno controlla le segnalazioni! Già perchè lo staff di Palo Alto non ha il tempo di star dietro alle centinaia di migliaia di segnalazioni che pervengono ogni giorno e ha affidato l'annoso compito ad una piccola routine software che, al raggiungimento di un certo numero di segnalazioni, disattiva automaticamente una pagina, un contenuto, un gruppo, un profilo. Più che di denuncia, si può tranquillamente parlare di delazione, è praticamente segreta se non controlla nessuno! E' l'uovo di Colombo: pensate a quante seccature si tolgono e quanti soldi risparmiano! State pensando ad un controllo "a posteriori"? Scordatevelo! In questo modo Facebook scivola sul concetto di business. Può un'azienda accettare investimenti pubblicitari, lavoro e impegno, esponendo il fianco alla concorrenza? Se un gruppetto di personcine si mette d'accordo e segnala a Facebook i contenuti di un concorrente, la lungimirante azienda 2.0 si troverà, nel giro di poco, esclusa dal social network con tutti i suoi splendidi contenuti. Un investimento pubblicitario, di solito finalizzato ad aumentare i fan della pagina, buttato nella spazzatura! Bel termine "spazzatura": ultimamente lo associo spesso ai contenuti di Facebook, la mia illusione era quella, nel mio infimo, di contribuire ad aumentare il livello qualitativo del social network. Speravo che, visto che Facebook attrae, sempre di più, manager, pubblicitari, uomini d'affari, commercianti, ecc., si potesse condividere business e cazzeggio. Mi sbagliavo, per Facebook è buono solo l'ultimo! Da direttore tecnico di due network in franchising (Mercatopoli e Baby Bazar), mi sono occupato, in primis di formarmi sulla piattaforma Facebook, seguendo le preziosi indicazioni di Luca Conti e partecipando ad alcuni corsi di Seolab. Poi ho aperto i profili pubblici dei network. Poi ho aiutato molti negozi a crearsi il loro profilo privato (con il loro nome e cognome, ovviamente) ed ad aprire i relativi profili pubblici. Infine ho creato la pagina di Ok Mamme: un gruppo di mamme che si scambiano consigli e che ha raggiunto in pochi mesi ben 10.500 fan! Venerdì 12 Marzo, ero in fiera a Milano e mi arriva una telefonata: tu e tutte le tue pagine sono state bannate da Facebook! Ottimista, essendo assolutamente certo di non aver violato alcuna linea guida (penso di essere uno dei pochi che si è letto le Guidelines di Facebook in inglese), ho pensato che sarebbe bastata una mail per risolvere l'equivoco. Ho scritto per una settimana: non mi hanno mai risposto. Anzi! Il mercoledì successivo Facebook mi ha addirittura addebitato la carta di credito per gli annunci pubblicitari, senza avere alcuna possibilità di intervenire, se non bloccando la carta di credito stessa. Probabilmente denuncerò il social network per truffa, nella persona del Sig. Mark Zuckerberg. Già perchè uno che ti addebita la carta per dei servizi che non eroga, che non ti risponde e che non ti lascia alcuna possibilità di revocare il servizio, non è tanto diverso da un truffatore che ti clona la carta di credito, non pensate?
Commenti (13)
Giovedì 08 Luglio 2010
Arianna Bernardini (Communication Village) scrive :
Mercoledì 07 Luglio 2010
Communication Village scrive :
Martedì 20 Aprile 2010
Alessandro Giuliani scrive :
Mercoledì 07 Aprile 2010
Margaret Berry scrive :
Giovedì 25 Marzo 2010
Robin Good scrive :
Mercoledì 24 Marzo 2010
Michal Gawel scrive : |