Baratto al Festival del Riuso di Mestre
Baratto al Festival del Riuso di Mestre
Alessandro GiulianiFestival del Riuso
Sabato 14 Maggio 2016

Lenia MessinaL'ultima edizione del Festival del Riuso si è svolta a Mestre lo scorso  17 aprile e dove Lenia Messina, titolare del Baby Bazar di Mestre, in Via Giuseppe Verdi, 41 si è incaricata di tutta l'organizzazione dell'evento, che ha visto la partecipazione di svariate centinaia di persone e lo scambio di 2.372 oggetti, di varie categorie.

Lenia è una ragazza che ci crede.

Oltre a gestire ottimanente il suo negozio dell'usato per l'infanzia, riesce sempre a trovare il tempo e le risorse necessarie per portare avanti il suo progetto personale: far capire alle persone l'importanza di ridurre l'impatto ambientale dei nostri consumi, attraverso il mercato dell'usato.

Ecco perchè quando Lenia ha deciso di organizzare il Festival del Riuso nella sua città, ho capito che sarebbe stato un altro evento di grande successo. Il Festival del Riuso ha la forza di portare in piazza centinaia di persone che scambiano migliaia di oggetti, contribuendo a quella necessaria educazione ambientale che ci aiuta giorno per giorno a far uscire le persone da quella gabbia culturale che crea difficoltà d''approccio verso un oggetto già utilizzato da altri.



Ho voluto intervistare Lenia per capire quali siano state le motivazioni che l'hanno spinta ad organizzare un evento di questo tipo.

Ciao Lenia, è da parecchio tempo che ci martelli per organizzare un'edizione del Festival del Riuso nella tua città. Quali sono i motivi che ti hanno spinto a fare questa scelta così impegnativa?

Non mi tiro mai indietro quando c’è la possibilità di fare festa, e il Festival del Riuso è stato un grande swap party. Dedicare una giornata intera al riuso coinvolgendo famiglie e bambini a scambiare e barattare i propri oggetti ha significato per me fare partecipi tutti di un modo di vivere, di un pensiero sul mondo che avvicina le persone agli oggetti e attraverso questi alla quotidianità e agli affetti, alle infinite storie della vita. Durante il Festival Riuso chiunque ha potuto scambiare delle cose personali; ha liberato degli oggetti che ormai erano diventati inutili, usati in qualche occasione e poi abbandonati, per trovare in cambio altri oggetti usati da qualcun altro, più utili e divertenti. Durante il baratto si sono intrecciate vite e storie: prendendo in mano un oggetto qualsiasi, non si poteva fare a meno immaginarsi come era stato usato dal precedente proprietario o da che posto del mondo poteva provenire.

Ti sei fatta carico di tutta l'organizzazione, quali sono le maggiori difficoltà che hai incontrato?

Mi sono fatta responsabile di organizzare il Festival del riuso a Mestre e ho trovato una grande solidarietà e partecipazione. Ringrazio l’Amministrazione Comunale di Venezia per aver inserito la manifestazione nel calendario de “Le città in festa”, l’associazione culturale Viva Piraghetto che ha dato un supporto straordinario, le mie colleghe di Baby Bazar Scorzè e di Mercatopoli Marghera, e tutti gli amici che hanno dato un prezioso contributo. Il resto è stato facile, in questa giornata di festa non abbiamo fatto altro che trasformare il lavoro di ogni giorno di noi operatori dell’usato in una grande manifestazione. Le difficoltà? L’unica forse e stata quella di convincere a sera le persone che il Festival era finito e potevano tornare a casa.

Raccontami come è andata la giornata e cosa ti è piaciuto di più.

La giornata è stata ricca di sorprese. Sono arrivate migliaia di oggetti tutti diversi, alcuni curiosi, alcuni addirittura nuovi, oggetti provenienti da ogni parte del mondo e oggetti comuni, come dei libri, ma che all’interno custodivano dediche o foto di persone. Chi arrivava al parco senza aver saputo dell’evento, pur di scambiare qualcosa ha ceduto ciò che aveva in tasca e in borsa: foulard, portachiavi, una collana. C’è invece chi invece è tornato più volte dopo aver recuperato a casa altri oggetti da barattare.

C’è chi ha voluto essere presente per testimoniare l’importanza di questo festival dedicato al riuso, anche come momento di promozione e comunicazione verso un modo di concepire il mondo dei consumi, contro gli sprechi e a favore di una economia circolare.

Tra i partecipanti c'è qualcuno che ti ha particolarmente colpito?

Tra i partecipanti siamo stati onorati di aver visto l’on. Delia Murer, che abita a Mestre nel nostro quartiere, deputata alla Camera, che di recente si è fatta portavoce delle istanze di noi operatori dell’usato, presentando un progetto di legge per il riordino del settore dell'usato.

Al Festival del Riuso è stata sollevata la questione della Tari per i negozi dell'usato. Perché pensi che i negozi dell'usato non dovrebbero pagare la Tari?

Le tariffe della TARI sono determinate sulla base delle quantità e qualità medie ordinarie di rifiuti prodotti per unità di superficie, in relazione agli usi ed alla tipologia di attività svolte, sulla base dei criteri determinati con il regolamento di cui al D.P.R. 158/99.

Basterebbe verificare quanti rifiuti produce un mercatino dell’usato. Ma la domanda più corretta è: quanti rifiuti riduce? Se per rifiuto intendiamo qualsiasi oggetto di cui il detentore si disfi o abbia l’intenzione o l’obbligo di disfarsi, i nostri negozi recuperano milioni di “potenziali rifiuti” ogni mese, rimettendoli in commercio attraverso il servizio che offriamo ai cittadini.

I mercatini dell'usato, organizzati in conto terzi, sono il primo anello nella filiera della gestione del ciclo integrato dei rifiuti, la prevenzione, in quanto, grazie alla loro efficace opera di distrazione di potenziali rifiuti dalle isole ecologiche e selezionando i beni che possono essere rivenduti, permettono il riutilizzo delle risorse, generando un'economia di tipo locale che garantisce posti di lavoro e un risparmio economico ai cittadini. In tal senso le attività di mercatini dell’usato vanno inseriti a pieno titolo nel novero di quelle attività strategiche, per la Pubblica Amministrazione, finalizzate ad adottare iniziative di prevenzione dei rifiuti e di riuso dei prodotti.

La recente Legge 28 dicembre 2015 n. 221 (c.d. collegato ambientale), dà chiare indicazioni in merito. L'Art. 36 prevede la possibilità per i Comuni di introdurre riduzioni tariffarie ed esenzioni della tassa sui rifiuti in caso di effettuazione di attività di prevenzione nella produzione di rifiuti. Il Comune, con regolamento di cui all'articolo 52 del decreto legislativo 15 dicembre 1997 n. 446, può modificare i regolamenti comunali e prevedere riduzioni tariffarie ed esenzioni nel caso di: e-bis) attività di prevenzione nella produzione di rifiuti, commisurando le riduzioni tariffarie alla quantità di rifiuti non prodotti. (lettera aggiunta dall'art. 36, comma 1, legge n. 221 del 2015).

Per questo motivo è più che legittimo che l’attività di un mercatino dell’usato debba godere dell'esenzione della tariffa in quanto attività di prevenzione nella produzione di rifiuti, recependo le indicazioni comunitarie e nazionali in materia di riduzione dei rifiuti e garantendo, sul territorio comunale, la sostenibilità dell’attività di interesse pubblico e sociale.

E' abbastanza evidente che tra i negozi dell'usato ci sia poca collaborazione, salvo pochi casi, e che la maggior parte dei titolari pensi a fare la propria corsa, quando, se solo si volesse collaborare, si otterrebbero maggiori risultati per tutto il settore. Cosa pensi debba succedere perché i negozi dell'usato capiscano l'importanza di collaborare tra loro?

A me piace pensare al termine concorrenza nel suo valore positivo, cioè correre insieme. Il settore economico dell’usato, sebbene stia godendo di una forte crescita rispetto al mercato tradizionale, soffre di criticità evidenti. Non è ancora normato in Italia come attività specifica. Senza regole precise c’è chi gode di vantaggi (ad esempio alcuni Comuni hanno già concesso riduzioni della Tari) altri invece sono penalizzati. Non c’è un riconoscimento della nostra categoria e il nostro lavoro non è considerato una vera e propria professione. Di qui l’importanza di fare rete e costruire un comparto forte in cui far emergere con trasparenza il valore sociale, ambientale e non ultimo economico della nostra professione.







Contenuti correlati che potrebbero interessarti:


Ti è piaciuta questa pagina?

Condividila sulla tua rete di contatti Twitter, su Facebook o premi "+1" per suggerire questo contenuto alle tue cerchie di Google+. Diffondere i contenuti che trovi interessanti mi aiuta a crescere. Grazie!