Sterilizzazione dell'abbigliamento nei mercatini dell'usato - Alessandro Giuliani
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Sterilizzazione abbigliamento nei mercatini dell'usato
Alessandro GiulianiFiscali e burocratici
Lunedì 27 Novembre 2017

Ho ricevuto una segnalazione da parte di un titolare di un mercatino dell'usato che opera per conto di soggetti terzi (privati) che mi informava che i vigili urbani sono intervenuti nella sua struttura per sanzionare la mancata documentazione in merito alla sterilizzazione dei capi in esposizione.

Quanto è accaduto è l'occasione perfetta per esprimere non solo la mia opinione, ma soprattutto cosa dice la legge in merito e purtroppo ci troviamo di fronte all'ennesimo caso di ignoranza o cattiva  interpretazione della legge da parte degli organi accertatori.

Conoscere le leggi è un dovere di chi accerta

In primis penso che in un mondo civile sia doveroso che un organo accertatore conosca le leggi, senza se e senza ma. D'altronde se le leggi sono troppe e spesso ingarbugliate non è certo colpa di un cittadino o di un imprenditore e sinceramente non se ne può più di buttare tempo e soldi per presentare ricorsi, contro verbali illeggittimi, elevati da uffici pubblici che non conoscono la legge.

Cosa dice la legge in merito alla sterilizzazione di capi usati

L'equivoco nasce dal fatto che nell'accezione più diffusa - e recepita a livello normativo - la raccolta ed il riuso degli indumenti usati si inserisce nel settore della gestione dei rifiuti. Precisamente si tratta di una frazione della raccolta differenziata dei rifiuti urbani che sono classificati con i codici CER 200110 (abbigliamento) e 200111 (prodotti tessili) e che poi sono avviati ai processi di recupero negli impianti autorizzati alla gestione di rifiuti (ai sensi del D.Lgs 152/06).



Da questo processo di trattamento parte il ciclo di post-consumo che determina la qualifica come "indumenti ed accessori di abbigliamento utilizzabili direttamente in cicli di consumo", oppure "materie prime seconde per l’industria tessile" destinate agli impieghi  industriali.

Peccato che questo universo non abbia nulla a che vedere con l'intermediazione di oggetti usati che si realizza nei negozi dell'usato conto terzi, attraverso il sistema del conto vendita. Gli abiti che vengono venduti tramite i negozi dell'usato non sono rifiuti, in quanto non c'è un "conferimento a perdere" da parte dei proprietari. C'è invece l'aspettativa, da parte del proprietario, di realizzare un guadagno perché ci possono essere dei compratori disposti a riconoscere un valore economico per quegli abiti.

Tale dinamica si inserisce nel ciclo del consumo secondario piuttosto che del "post-consumo", ovvero siamo, volendo usare l'espressione prioritaria prevista dalla normativa europea ed italiana, nel mondo della prevenzione del rifiuti.

Allego un parere della testata Diritto all'Ambiente, in cui si distingue tra abiti usati - rifiuti (per i quali valgono gli obblighi di sanificazione e trattamento) e abiti usati - oggetti vendibili di seconda mano (in conto vendita nei negozi dell'usato).

Scarica il parere

Cosa fare se si riceve un verbale di questo tipo

Lo scopo principale di questo contenuto è informativo: i gestori in modo potranno argomentare verbalmente l'intenzione di opporsi al verbale, prima che venga emesso, cercando di far capire all'organo di controllo che sta prendendo lucciole per lanterne. In caso di ostinazione sarà necessario fare un'opposizione formale, nei modi che solitamente sono previsti e indicati nel verbale.

Un particolare ringraziamento va all'avv. Pietro Amico per la ricerca legislativa.




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