Iva al 10% sull'usato: ecco perchè dovrebbe essere così
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Iva al 10% sull'usato: ecco perchè dovrebbe essere così
Alessandro GiulianiAspetti fiscali e burocratici
Sabato 10 Gennaio 2015

Iva al 10% per l'usatoLa clausola di salvaguardia introdotte nella legge di stabilità, spaventa non poco gli operatori professionali dell'usato, per la possibilità, se la spending review non otterrà gli effetti desiderati, di veder aumentare l'Iva al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e al 25,5% nel 2018.

Gli operatori professionali dell'usato che lavorano in conto vendita, operano con il sistema delle provvigioni dalla quale devono scorporare l'Iva, che è attualmente del 22%.

L'Iva, per l'operazione di scorporo, determina ovviamente una diminuzione del ricavo; l'aumento dell'Iva rischia di mettere in crisi un settore che, attualmente, è uno dei pochi in crescita e che crea posti di lavoro.

Un ipotesi, da molti giudicata sacrosanta, è quella di ridurre l'Iva sull'usato dal 22% al 10%.



Tale riduzione, oltre a rendere più competitivo il mercato dell'usato ed evitare agli operatori di dover aumentare le loro provvigioni, potrebbe addirittura permettere al fisco di incassare più denaro, per una serie di motivi che ora spiegherò.

Questi sono quindi i motivi per cui l'Iva sull'usato dovrebbe essere, di diritto, del 10%.

L'iva è già stata pagata

Un oggetto nel momento in cui viene venduto (da nuovo) sconta un'Iva del 22%. L'usato purtroppo non viene escluso dalla riduzione della base imponibile che la legge prevede per le merci dove l’IVA è già stata assolta nel suo primo ciclo di vita.

Per quale ignota ragione un oggetto usato deve essere equiparato al medesimo regime fiscale del nuovo scontando un'imposta sul margine (l'Iva appunto), che è già stata precedentemente pagata?

Per il gioco dell'Iva così alta, gli oneri imposti al conto terzi sono, in proporzione ai margini ottenuti per bene venduto, molto superiori agli oneri sostenuti da chi vende il nuovo.

E' conveniente per il fisco

Secondo un'indagine Doxa, il mercato dell'usato vale ben 18 miliardi l'anno. Peccato che la maggior parte siano transazioni sommerse (quindi in nero) oppure effettuate da privati, dove il fisco non guadagna nulla.

Gli operatori dell'usato che operano in conto terzi registrano un volume d'affari di circa 600 milioni l'anno e sono l'unica categoria che garantisce la completa tracciabilità sul prodotto usato. Un negozio dell'usato con oggetto in conto vendita è infatti obbligato a registrare, in un registro vidimato che viene conservato per 10 anni, il dettaglio di ogni singolo oggetto e i riferimenti del documento d'identità di ogni venditore.

E' evidente che agevolare gli operatori dell'usato, con la riduzione dell'Iva, renderebbe più competitivo questo mercato e porterebbe molti operatori che oggi operano in modo informale, ad emergere.

L’interesse privato degli operatori dell’usato alla legittimazione, è coincidente con quello pubblico derivante dal maggior introito della raccolta fiscale che si verrebbe a generare.

Inoltre i molti privati che oggi utilizzano le piattaforme on-line per la vendita dei loro oggetti usati, sarebbero portati, per il mercato più competitivo, ad utilizzare i servizi degli operatori professionali che sono gli unici che possono garantir loro la massima sicurezza.

Il fisco dove oggi non guadagna nulla (le vendite di un oggetto usati di utilizzo personale, da parte di un privato, non sono soggette al alcuna formalità nei confronti del fisco), avrebbe un introito che oggi non ha, contribuendo anche a creare ulteriori posti di lavoro.

L'usato è valorizzazione del mercato locale

In un mercato sempre più delocalizzato e sempre più on-line, l'aumento della competività di un operatore professionale dell'usato ottenuta dalla riduzione dell'Iva, garantirebbe un importante contributo alla valorizzazione del mercato locale.

L’attività di acquisto e di vendita di oggetti di seconda mano, attraverso gli operatori professionali dell'usato, valorizza un’economia marcatamente locale: il denaro generato dalle vendite torna nelle tasche dei privati proprietari degli oggetti venduti, sostenendo così un’economia a chilometri zero.

E' riconoscimento del risparmio ambientale

Un oggetto usato che viene rivenduto contribuisce ad un duplice risparmio ambientale: non sono necessarie risorse per produrne uno nuovo e non ne servono di ulteriori per smaltirlo.

A titolo esemplificativo il risparmio ambientale ottenuto da un solo negozio Mercatopoli, per il solo reparto di abbigliamento, vale annualmente 109,5 tonnellate di Co2, (considerando l'opzione di smaltimento) al quale vanno sommati altre 18,5 tonnellate di Co2 e 1.835 metri cubi di acqua (considerando il solo cotone come materia prima), per la mancata produzione di prodotti nuovi.

La salvaguardia ambientale ottenuta dall'attività degli operatori professionali dell'usato, non vale un sconto sull'Iva che incrementerebbe ulteriormente questi valori, a beneficio di tutti?

L'usato è prevenzione di rifiuti

Il riutilizzo, secondo le linee comunitarie, è uno dei settori guida per il rilancio economico dell’Europa. Questo rilancio cammina assieme alla sostenibilità ambientale e all'utilizzo efficiente delle risorse.

Il Rapporto del Parlamento Europeo 2011/2068 (INI) sull’uso efficiente delle risorse, votato il 24 Maggio del 2012 indica, nel capitolo 2 delle azioni prioritarie, l'urgenza per gli Stati membri alla rimozione degli ostacoli che impediscono la formazione di un mercato del riciclo e del riuso.

Quindi la prevenzione dei rifiuti è da tempo considerata, sia nelle direttive europee (in particolare la CEE 2008/98) che nelle disposizioni nazionali (Piano di Prevenzione dei Rifiuti), l’azione prioritaria per migliorare l’intero ciclo integrato di gestione dei rifiuti.

Ora se analizziamo le attività connesse a questo ciclo integrato, notiamo che per le attività di gestione della raccolta differenziata (Risoluzione Ag. Entrate 107/2002), così come ad altre attività di gestione dei rifiuti, viene applicata l'Iva del 10%.

Ritengo coerente che le attività previste nel ciclo integrato siano soggette alla stessa percentuale di Iva. Se davvero si considera l'usato come la più importante attività per la prevenzione dei rifiuti, è doveroso che l'Iva scenda al 10%, come per le attività di raccolta. 

Cosa possiamo fare?

E' importante un'opera di divulgazione, perchè questi ragionamenti che coinvolgono il nostro importante mercato, sono sconosciuti ai nostri politici e ignorati dai mass media. Rete Onu svolge un incessante opera di divulgazione e di lobbying ed è necessario fare ancora di più.

Visto che i cambiamenti partono da sè stessi ho deciso di organizzare il più importante evento mai realizzato per il nostro settore: a Roma, il prossimo marzo. Inviterò tutti gli operatori dell'usato in conto terzi del panorama italiano (la partecipazione sarà gratuita), giornalisti, politici ad incontrare importanti relatori esperti della nostra materia specifica. Faremo il punto della situazione e daremo voce al nostro settore: tutti uniti per il futuro dell'usato.

Confido che anche tu sarai con me, è importante!

Contenuto correlato: Come ridurre la tassa rifiuti per il mercatino dell'usato

 



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