Ancora sull'Iva delle provvigioni addebitata al venditore
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Ancora sull'Iva delle provvigioni addebitata al venditore

Mercoledì 07 Gennaio 2015
Alessandro Giuliani

Iva al venditoreQuesta mattina ho ricevuto una telefonata da un affezionato cliente torinese di J2K Professional, il nostro fantastico software per la gestione di un mercatino dell'usato, che mi ha chiesto se la nostra azienda avesse l'intenzione di adeguare il software in modo che l'Iva derivante dalla provvigione, venisse addebitata al cliente venditore, così come adottato da un'importante catena che opera nel campo del franchising mercatino.

Negli ultimi mesi di queste richieste ne ho ricevuto parecchie e oggi ho però compreso che le richieste si basano sul fraintendimento che, applicando questo sistema rispetto ad un semplice aumento della provvigione, ne consegua un vantaggio fiscale, cosa che non corrisponde al vero.

Ne avevo già parlato in un precedente contenuto dove ho spiegato le modalità di calcolo della provvigione con addebito dell'iva al venditore. Considero inoltre la cosa molto importante per tutto il settore dell'usato e ritengo che sia di interesse per tutti gli imprenditori dell'usato.



La questione infatti non è relativa al calcolo da effettuare, quanto alla diversa tipologia di comunicazione, perchè questa modalità, dal punto di vista dei calcoli, corrisponde esattamente ad aumentare la provvigione del gestore.

Sono d'accordo che comunicare ad un cliente venditore che la propria provvigione sia del 50% (+iva) venga percepito diversamente rispetto che comunicare che la provvigione sia del 54,95%.

Sottolineo la parola diversamente perchè ogni singolo cliente avrà la propria percezione e non voglio entrare nel merito se tale percezione possa essere migliorativa o peggiorativa, rispetto alla proposta del singolo negozio. Mi limito quindi ad affrontare la questione dal punto di vista matematico e fiscale, chiarendo il concetto e facendo degli esempi.

Dal punto di vista del calcolo matematico, addebitare l'iva delle provvigioni al venditore, rispetto ad aumentare la propria provvigione è la stessa cosa. Idem anche considerando l'impatto fiscale sul gestore.

Ecco un esempio.

Ipotizziamo che il prezzo di un oggetto venga stabilito in 50,00 Euro. Con il sistema dell'addebito dell'Iva al venditore, il "prezzo etichetta" viene aumentato dell'Iva sulla provvigione.

Con una provvigione del 50%, il prezzo etichetta, ovvero il prezzo reale di vendita di quell'oggetto, sarà di 55,50 Euro, in quanto andrà sommato il 22% ai 25,00 Euro di provvigione. A vendita eseguita gli importi verranno così ripartiti:

25,00 Euro al cliente venditore
25,00 Euro al gestore (provvigione imponibile)
5,50 Euro di Iva

Cambiando la prospettiva ipotizziamo di applicare al prezzo di vendita di 55,50 Euro, una provvigione del 54,95% (anzichè il 50%) e, arrotondando matematicamente, i risultati saranno:

25,00 Euro al cliente venditore
25,00 Euro al gestore (provvigione imponibile)
5,50 Euro di Iva

Il gestore dovrà sempre e comunque versare 5,50 Euro di Iva, applicando entrambi i sistemi di calcolo: d'altronde la matematica non è un'opinione.

Ora se un gestore che opera nel settore da oltre 15 anni ritiene che il sistema dell'addebito dell'Iva al venditore sia fiscalmente più conveniente rispetto all'aumento della provvigione e quando tale presunto vantaggio fiscale viene addirittura avvalorato dal suo commercialista, i miei dubbi sulla semplicità del sistema applicato, aumentano considerevolmente.

Se si esclude il vantaggio fiscale, visto che i calcoli lo smentiscono, vorrei che qualcuno affrontasse il tema della diversità di percezione, nel comunicare al cliente che le provvigioni si intendono + Iva rispetto a proporre direttamente una provvigione più elevata.

Forse si vuole evidenziare ulteriormente che le provvigioni di un'agenzia d'affari sono alte perché il fisco ci mette pesantemente le mani in tasca? Può essere una strategia efficace in termini di posizionamento del proprio brand?

Ritengo che tutto il settore debba far sentire la propria voce per chiedere maggior equilibrio nell'applicazione di un sistema fiscale, oggi vessatorio, per tutto il mondo dell'usato. Per questi obiettivi Rete Onu, la rete nazionale di operatori dell'usato, si sta muovendo molto bene.

Non dovremmo chiederci a chi addebitare l'Iva su un bene usato, quanto quali azioni mettere in atto, affinchè le leggi vengano intepretate in modo più favorevole per chi opera professionalmente in questo settore e che, giorno dopo giorno, garantisce risparmio ambientaleposti di lavoro, in un contesto formale, considerando che il mercato dell'usato (che vale 18 miliardi di Euro l'anno), è oggi per una gran parte sommerso.  




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